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Autore: chiara - Inserito il 09/04/2011
Fonte: Chiara
Sezione collegata: COMUNITĄ

V Domenica di Quaresima: Lazzaro

Il segno compiuto da Gesù a Betania, risorgendo il suo amico Lazzaro, ci ha introdotto anzitutto nella realtà della morte. Una morte che mantiene sempre il suo peso di paura e di ingiustizia. E’ ingiusto morire, quando si ha la chiara coscienza di essere fatti per la vita. Per l’uomo è nel momento della morte che Dio risulta scandaloso, inadempiente, Lui che è la fonte della vita. E non ci sono rimproveri, giustificazioni da parte sua. “Se credi, vedrai la Gloria di Dio”. La sua Gloria va proclamata nell’oscurità, non dopo che si sono dissipate le tenebre. L’essenziale è che l’esperienza della fede sia più forte della realtà del limite.
La nostra fede non ha come sfondo la morte; e se la morte ci compare in primo piano è solo perché essa non è il fine dell’esistenza, ma solo il passaggio alla pienezza della vita.
Al contrario, bisogna dirlo, molti atteggiamenti in cui la vita è decantata hanno come ultima verità la morte. Credere nella risurrezione (come ci è stato chiesto) è accettare il dono della vera.
Ma noi quanto crediamo nella resurrezione?
Dio, entrando in questa vita ha visto che l'uomo è schiavo della morte. Si ha paura di non essere nessuno, di scomparire agli occhi degli altri. Si è felici se si hanno tanti soldi, una bella casa, un lavoro che faccia fare poca fatica, tanti amici che ci usano ...
La morte in tante cose è essere schiavi, schiavi di idoli, di insicurezze, di paure. E in qualche modo anche noi possiamo vivere ogni giorno la “nostra” resurrezione quando impariamo a sentirci amati dal Signore, quando ci lasciamo lavare i piedi, quando Gli lasciamo asciugare le nostre lacrime di rabbia.
Lui può nel nostro luogo di morte e assieme a Lui ne possiamo uscire per portare la nostra gioia di risorta!
E' bella l'esperienza di risorti. Non che tolga i problemi quotidiani, anzi, ma sappiamo in che porre la nostra speranza
La morte già in passato, come per Seneca, era intesa come una liberazione da affanni e dolori della vita.
La morte è intesa come l'abbandono dei falsi beni che ci illudono con il loro illusorio splendore, come e pace interiore.
La risurrezione è la luce di Dio : se entriamo in una stanza dove c'è buio abbiamo paura e come primo movimento accendiamo la luce e siamo più tranquilli, così nella risurrezione non c'è stanza buia, c'è sempre la luce che Dio ci manda. quindi dobbiamo non stare nel Venerdì santo o meglio nel sepolcro ma nella Pasqua del Signore e uscire dal sepolcro e gridare a squarcia gola il Signore è risorto!!!!
E' vero non bisogna stare nel venerdì santo, ma spesso ci si confonde credendo che la resurrezione, in qualche modo cancelli il dolore, la sofferenza, la Passione.
La Resurrezione invece non cancella affatto il dolore. Nella Sua Resurrezione, le sue ferite non sono state cancellate, non sono andate via, come non andranno via nemmeno le nostre.
La Pasqua è un passaggio obbligatorio: una morte che deve passare per poter arrivare ad essere vita
“Vieni fuori” è un grido impossibile per ogni uomo, ma non a Gesù che oltre ad essere uomo è anche vero Dio. Per Lazzaro è venir fuori dalla tomba, per noi da qualche situazione di rassegnazione, tristezza, ferite, peccato che è la morte della vita divina che è in noi!
Gesù rivela che Dio mi ama, Egli mi invita a credere, però piange al mio fianco, Lui solo può farmi uscire dal sepolcro della morte, della solitudine, delle mie rassegnazioni. A me spetta obbedire alle parole di Gesù: togliere la pietra dal sepolcro, e liberare tanti fratelli dalle “bende”, proprio come Lazzaro. È liberando che siamo liberati!
E noi, da che cosa dobbiamo liberarci?
Dobbiamo liberarci dal peccato, dalla tentazione, dal dolore, dalla angoscia, dall’illusione che ci offusca la menta, dalla rabbia.
Vedendo Maria, Gesù si commuove profondamente.
Molta gente arrivava per portare conforto, mentre Gesù non andava per quel motivo. Lui si è presentato nella sua povertà, nella sua debolezza ed ha saputo piangere per l'Amico. Quanto sono preziose le lacrime, per noi, ma soprattutto per gli altri . Ed è proprio dalle lacrime che facciamo fatica a liberarci, delle nostre paure. Dobbiamo liberarci dalle nostre preoccupazioni e solo Lui lo può fare nella misura che ci fidiamo come il bimbo si fida della mano di suo padre, ed è bello camminare con la mano in quella del buon pastore .
 
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