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Autore: danilo - Inserito il 31/05/2009
Fonte: Fabio D'Adamo
Sezione collegata: IL MOTORE

Pope2You.net - Il Papa più vicino ai giovani

E' stata lanciata giovedì 21 maggio 2009 una nuova iniziativa, che costituirà un canale di comunicazione privilegiato tra il papa e i giovani. Pope2You.net è il sito internet che il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali ha creato in occasione della 43 Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali tenutasi domenica 24 Maggio 2009.

Il sito internet, coordinato da don Paolo Padrini, già ideatore dell'iBreviary, è rivolto soprattutto ai giovani, così come il messaggio del Santo Padre, ed è un modo di promuovere quella cultura di rispetto, di dialogo e di amicizia sfruttando applicazioni e tecnologie che ormai sono usati dalla maggior parte di essi. Disponibile in cinque lingue, italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco, già nell'home page è chiaro l'intento di unione tra il papa ed i giovani tramite realtà virtuali quali Facebook, Wikicath, iPhone e Youtube. Ed è proprio in questi siti che gli utenti possono "condividere la Buona Novella di un Dio che s'è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l'umanità" e "farsi carico con entusiasmo dell'annuncio del Vangelo ai coetanei!".

Pope2You, il papa per te, in cui il numero 2 indica volutamente il progetto nel web 2.0, ha un'applicazione su Facebook, tramite la quale si può essere informati delle novità sul papa, dei suoi messaggi, discorsi e offre la possibilità di inviare delle cartoline virtuali, con immagini e discorsi del Santo Padre, ai propri amici su Facebook. Discorsi che potranno essere letti e approfonditi nell'applicazione Wikicath, in stile Wikipedia.
Non solo immagini e discorsi ma anche video, che saranno distribuiti su Youtube dal Vaticano, così come già avviene da qualche tempo, e saranno disponibili anche con l'applicazione per iPhone, creata appositamente dall'Agenzia H2ONews per la piattaforma iPhone e iPod touch.
 

Ora si aspetta solamente la risposta dei giovani e degli utenti che, si spera, possa essere numerosa ma soprattutto, si riesca ad evangelizzare grazie a queste numerose possibilità che sono presenti nel mondo virtuale, riuscendo a contrastare i vari aspetti negativi che affollano il cyberspace.

Abbiamo rivolto alcune domande a don Paolo Padrini, coordinatore del progetto.

D. Ormai è un dato di fatto che anche attraverso internet può e deve passare la Buona Notizia del Vangelo, e lei lo ha dimostrato sviluppando anche una serie di strumenti perché questo possa accadere. Quando ha capito che anche internet poteva essere al servizio del Vangelo?

R. Quando internet si è configurato come "luogo" più che strumento. Specialmente in questi ultimi anni, con l'avvento del cosiddetto web 2.0 e soprattutto con il fenomeno dei "social network" Internet è riuscito a manifestare con forza una delle sue caratteristiche dominanti, ovvero quella di esprimere e realizzare una vera e propria comunità. In questa comunità, ovviamente strutturata secondo regole precise ed anche delicate (dal punto di vista pastorale, pedagogico, educativo), il cristiano non può non abitare.

D. Il Papa nel messaggio di quest’anno per la giornata mondiale per le comunicazioni sociali parla soprattutto di relazionalità possibile su internet, qual è la sua esperienza in questo senso?

R. La mia esperienza è fortissima, e non solo in ambiti "alti" ed ufficiali (parlo dell'esperienza di Pope2You, ovviamente). Anche nella mia esperienza di parroco, io utilizzo gli strumenti dei social network ed anche quelli della comunicazione istantanea (chat, MSN, ecc.). Ovviamente in una metodologia "integrata" e multimediale, che tiene conto delle innumerevoli forme di comunicazione, che è necessario attivare per raggiungere una "potenzialità" comunicativa adeguata. Quello che cerco di fare, in sintesi, è di integrare le comunicazioni personali, faccia a faccia, con comunicazioni private che facciano uso anche degli strumenti elettronici. D'altra parte non possiamo non considerare l'uso pervasivo che i giovani fanno di questi strumenti e permetterci di liquidarli come "strumenti malvagi" o inefficaci....non possiamo davvero permettercelo.

D. Dopo l’esperienza di tanti preti, parroci ed animatori, nonchè di un cardinale, che hanno sfruttato le potenzialità di internet e dei social network, anche il Papa sbarca su Facebook: com’è nata l’idea di Pope2You?

R. Pope2You nasce molto semplicemente - da una parte - dalla lettura stessa del Messaggio del papa. In esso abbiamo attinto tutta la spinta a percorrere questa strada di comunicazione sociale attraverso Facebook (e non solo). Inoltre il Papa ci ha indicato anche un metodo: quello del dialogo, della testimonianza, aprendoci letteralmente le porte di questo "6° continente", il continente digitale. Ovviamente poi l'idea è stata sviluppata tenendo conto delle peculiarità di questi strumenti, che abbiamo studiato, onde poterli utilizzare in modo non miope.

D. Sembra quasi che i progetti che lei ha ideato come l’iBreviary, siano un voler dire, che “non ci sono più scuse, sempre e ovunque si può pregare e mettersi in contatto con Dio”. Com’è nata l’idea di questa applicazione? Che tipo di risposta c’è stata?

R. L'idea è nata dalla consapevolezza che lo stesso Breviario non è altro che una antica "preghiera in mobilità". Io non ho fatto altro che tradurre questo concetto di mobilità attraverso gli strumenti altrettanto mobili, che la tecnologia oggi ci mette a disposizione. Ed è così nata l'idea di iBreviary. Un'idea che ha funzionato (e funziona) benissimo, che continua ad essere utilizzata e che speriamo di poter potenziare sempre più.

D. Quali altri progetti sono in lavorazione per portare sempre più in internet il messaggio evangelico?

R. Di idee ce ne sono tante. Forse troppe. Ma l'importante sarrebbe puntare ad un sempre maggiore coordinamento. Io non sono il solo prete "teconolgico" (come spesso mi definiscono....). In Italia e nel mondo siamo tantissimi, tutti appassionati di teconolgia e soprattutto desiderosi di annunciare il Vangelo. Dobbiamo davvero cercare di lavorare insieme, per la stessa causa, diventando sempre più - come ci chiede il Papa - araldi del Vangelo nel mondo digitale.
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